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TRE PER TRE Beppe,
il Custom e Torino a loro volta formano un "triangolo amoroso"
che dai primi anni 90 continua a dare soddisfazioni! La storia inizia
appunto nel ottobre 1992, quando Beppe Anastasio, neppure ventenne, decide
di trasformare in lavoro quello che prima era semplicemente un hobby,
convertendo al culto delle due ruote un angolo dell' officina automobilistica
di papà. Ma le cose si fanno presto più serie perchè
la Motor City italiana ha evidentemente un impellente bisogno di mani
abili: agli amici della prima ora si aggiungono tanti nuovi clienti; dopo
quattro anni l' officina si trasferisce in locali molto più grandi,
uno spazio finalmente tutto dedicato alle Harley-Davidson. Instancabile,
oltre alle preparazioni Beppe comincia a costruire, riscontrando un notevole
successo, parti di carrozzeria in vetroresina, accessori billet e componenti
meccanici per motori ad alte prestazioni. L' inossidabile flirt tra Mr
Anastasio e la pura performance è una storia che lo porta ad avvicinarsi
al mondo delle gare dragster: che vanta alla fine della stagione 1999
la vittoria di ben quattro categorie! La
voglia di poter fare sempre di più per la propria clientela porta
Beppe, che trova in Andrea un formidabile socio, a entrare nel circuito
delle concessionarie ufficiali: nel 2000 la sua ragione sociale diventa
prima Americana e poi, dal 2003 Harley-Davidson Torino. Oltre a Beppe
e Andrea, che si occupano rispettivamente della vendita e dell' amministrazione,
in officina ci sono i due ottimi meccanici Franchino e Agos, ormai "ufficiali"
al cento per cento che non hanno perso la voglia di mettere le mani sulle
motociclette: "Certo, le Harley dell' ultima generazione vanno forte
e frenano meglio - sottolinea Beppe - ma noi continuiamo ad avere una
grande voglia di modificarle. Non possiamo farci niente, ce l' abbiamo
nel sangue, nel DNA... Qui le moto faticano a rimanere originali!". |
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PASSIONE BRUCIANTE Ma come fanno questi tre ragazzi a fare fronte ai normali impegni di una concessionaria - tagliandi, assistenza... - ad accontentare i sempre numerosi customaniac e tenere contemporaneamente in piedi un racing team dragster, con tanto di bolide top fuel? Il loro segreto ci viene svelato dallo stesso Beppe: "Abbiamo un sacco di tempo libero... di notte!". Quella delle corse a perdifiato lungo i rettilinei da un ottavo di miglio è una passione alla quale questi ragazzi non sanno rinunciare, nonostante la cosa comporti il sacrificio di ogni ora normalmente dedicata al riposo. Se qualcuno di voi si sta ancora chiedendo cosa sia un dragster, ecco qui la risposta: è una moto che deve andare forte lungo un rettilineo che va dai 200 ai 400 metri. Ma non basta un motore da 1000 cavalli e un paio di ruote attaccate per vincere. "Per le piste italiane sarebbe sufficiente avere un buon telaio, in grado di garantire il miglior grip possibile. Meglio sfruttare tutta la potenza a disposizione, anche se non astronomica, piuttosto che sacrificarne il 70 % per la mancanza di aderenza. E' l' esatto opposto di quanto accade in America, dove il grip è fornito da una pista gommata da migliaia di partenze. Anche la frizione ha un' importanza fondamentale - aggiunge Beppe - perchè deve supportare la potenza sviluppata. Inutile avere un motore in grado di fornire tanti cavalli se la frizione è debole". Trovare la combinazione perfetta tra meccanica e ciclistica non è pernulla semplice e comporta continue sperimentazioni, prove e spese a volte consistenti. "Oggi c'è un' officina più che completa e un banco prova. Sappiamo dove acquistare i componenti giusti e possiamo avvalerci di un' esperienza acquisita sul campo". Il risultato degli ultimi sforzi è il drag che vedete in questa pagina, con cui parteciperanno alle prove del campionato italiano e, forse europeo. |
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